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16/05/2020 - Sintesi degli obblighi aziendali protocolli Regione Marche per le attività di parrucchieri ed estetica

Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto Covid-19

  • Svolgere le attività esclusivamente su appuntamento (tramite telefono, App o email)
  • Avvisare il cliente che non può presentarsi in caso di comparsa di sintomatologia febbrile e/o simil-influenzale (tosse, congiuntivite...) o se negli ultimi 14 giorni abbia avuto contatti con soggetti positivi al Covid-19 o sia rientrato da zone a rischio
  • Rendere visibile il materiale informativo sulle misure di igiene (locandine, cartelli ecc.)
  • Regolare l'accesso al locale; l'ingresso è consentito solo indossando la mascherina anche per i fornitori esterni devono indossare anche i guanti
  • Assicurare che ciascun lavoratore segua e gestisca la stessa cliente in tutte le fasi della lavorazione
  • Posizionare all'ingresso del locale dispenser per detergere le mani e/o guanti monouso
  • Assicurare la presenza di un solo cliente per volta in area reception, spogliatoi, servizi igienici e altri spazi comuni (es. distributori bevande), ma possono essere trattati più clienti in base alle distanze di sicurezza
  • Consentire la permanenza dei clienti all’interno dei locali per il tempo strettamente indispensabile all'erogazione del servizio/trattamento
  • Assicurare il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale tra lavoratore e cliente ogni qualvolta le fasi di lavoro lo consentano
  • È obbligatorio l'uso della mascherina chirurgica per il lavoratore e per il cliente e deve essere curata scrupolosamente l'igiene delle mani (mettere a disposizione la mascherina di cortesia anche per il cliente qualora ne sia sprovvisto)
  • Provvedere alla adeguata formazione del lavoratore sul Covid-19
  • Procedere, in relazione al Protocollo di sicurezza anti-contagio siglato il 24 aprile, ad accertare la temperatura corporea del dipendente in ingresso tramite idonei strumenti di misurazione della febbre (es. termometro infrarossi), nel rispetto delle indicazioni in tema di tutela della privacy
  • Informare tutti i lavoratori di restare al proprio domicilio in presenza di febbre (>37.5°) o altri sintomi simili influenzali
  • Garantire la pulizia e la sanificazione degli ambienti con frequenza di almeno due volte al giorno e comunque in funzione dell'affluenza, dei turni di lavoro e degli impianti di areazione, ponendo particolare attenzione anche alle superfici di contatto comuni quali porte, maniglie, corrimano ecc.
  • Garantire il regolare ricambio di aria con aperture naturali ove possibile, in presenza di specifici impianti di ventilazione meccanica controllata, garantirne la funzione continuativa nelle 24 ore con regolare pulizia/manutenzione dei filtri. Eliminare, dove possibile, la funzione di ricircolo dell'aria 
  • Mettere a disposizione contenitori per rifiuti chiusi (possibilmente con apertura a pedale) con sacchetto richiudibile. I rifiuti "Covid-19" possono essere assimilati ai rifiuti urbani e devono essere conferiti al gestore del servizio nella frazione di rifiuti indifferenziati
  • Privilegiare l'utilizzo di dispositivi/strumenti monouso (lamette, aghi, teli…); per gli strumenti non monouso seguire i protocolli di sanificazione, disinfezione, sterilizzazione, smaltimento nel rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente in tema di igiene del settore
  • Per i presidi in tessuto, cambiare ad ogni cliente e lavare con detergente e acqua ad alte temperature (60-90°)
  • Ove possibile, posizionare pannelli di separazione sulle postazioni/banchi e sulle casse e tra una postazione e l'altra di lavoro
  • Utilizzare occhiali protettivi o visiere in plexiglas per i trattamenti face to face per i quali non può essere garantita la distanza interpersonale di un metro (per gli acconciatori limitatamente ai servizi di taglio/cura della barba, per le estetiste, limitatamente al trattamento viso)
  • Igienizzare le postazioni di lavoro dopo ogni trattamento/servizio
  • Procedere alla disinfezione/sterilizzazione di strumentazioni e dei servizi igienici dopo ogni utilizzo secondo le normative di igiene del settore
  • Verificare che i dispenser di sapone nei servizi igienici siano regolarmente ricaricati. Evitare asciugamani di spugna/stoffa a favore di salviette usa e getta
  • Riporre gli indumenti in armadietto separato e chiuso, ivi compresi gli oggetti personali (borsa, abiti, scarpe, telefono ecc.)
  • Ricordare che le mascherine chirurgiche possono essere smaltite come normali rifiuti urbani e solo nei casi accertati o dubbi di Covid-19, dovranno essere smaltite come rifiuto speciale

Disposizioni per i saloni di acconciatura che non dispongono di spazi chiusi in cui ospitare un solo cliente per operatore. Per queste strutture, oltre le prescrizioni di cui al punto precedente si deve prevedere inoltre:

  • Delimitazione degli spazi con applicazione sul pavimento di scotch di colore ben visibile per distanze minime di 1,80 m lineare
  • Distanziamento (almeno un metro) attraverso rimodulazione delle postazioni di lavoro (ove possibile) o utilizzo di postazioni alternate sia nella zona del lavaggio che nelle zone trattamenti
  • Distribuzione della clientela tra gli addetti in modo tale che ciascun operatore abbia in carico un massimo di due clienti contemporaneamente qualora uno dei due sia in fase di attesa tecnica (tempo di posa del colore, asciugatura, altro) nel rispetto delle distanze di sicurezza
  • Posizionamento di pannelli di separazione tra le postazioni di lavoro, qualora fosse impossibile la distanza di sicurezza

Misure aggiuntive per i centri estetici. Specificamente per i centri estetici devono essere rispettate le seguenti misure:

  • Utilizzo di soprascarpe monouso
  • Utilizzo di camici e teli monouso o lavaggio giornaliero degli indumenti e teli ad alta temperatura (60-90°) con
  • prodotti igienizzanti
  • Accurata detersione/sanificazione dei lettini con ipoclorito di sodio-candeggina (diluizione dello 0,1% in cloro attivo) o alcol denaturato (almeno 70%), ed arieggiamento della cabina dopo ogni trattamento
  • Ricevimento clienti esclusivamente per appuntamento, contingentando gli ingressi ed evitando ogni ipotesi di assembramento (tra un appuntamento ed un altro almeno 20 minuti per permettere la sanificazione e ventilazione dell'ambiente e degli strumenti)
  • Sterilizzazione di attrezzi per mezzo di solo autoclave o altri metodi di sterilizzazione equivalenti
  • Confezionamento degli attrezzi stessi come avviene per la categoria medica dei dentisti
  • Sanificazione (secondo modalità Circolare ministeriale n. 5443 del 22/2/20 "Pulizia di ambienti non sanitari") ad ogni ingresso/servizio di mobilio, lettini, pavimenti e macchinari al fine di preservare la clientela da agenti patogeni
  • Utilizzo da parte del personale di guanti usa e getta e mascherine a presidio medico
  • Utilizzo in via prioritaria di biancheria e presidi monouso: tappetini, mutandine, cuffie, fasce, cartene, lenzuolini pantaloni in cartene o tnt, asciugamani, accappatoi (questi due ultimi in tnt, quindi usa e getta); se si usano materiali in cotone, lavaggio con detergente e acqua ad alte temperature (60-90°).

Orario e turni di lavoro. In questa fase emergenziale è prevista la flessibilità dell'orario di lavoro come di seguito:

  • Orario previsto dalle 8 alle 21.30
  • Possibilità di svolgere il lavoro anche nei giorni i festivi
  • Facoltà di organizzare il lavoro con il sistema della turnazione. È previsto un calendario per gli orari scaglionati di entrata/uscita dei dipendenti, per evitare assembramenti anche sui mezzi pubblici

Rappresentanti e corrieri esterni

Gli ordinativi dei prodotti tramite rappresentanti o venditori sono effettuati per telefono, email o altri dispositivi.

Qualora ciò non fosse possibile, deve avvenire fuori orario di lavoro e con l'utilizzo di guanti monouso, mascherina e distanza interpersonale di due metri tra rappresentante ed estetista e al termine della visita si devono disinfettare tutte le superfici venute a contatto con il rappresentante.

I corrieri non possono accedere ai locali aziendali. Prima di consegnare bisogna essere informati preventivamente del loro arrivo. Le consegne devono essere lasciate all'esterno, in prossimità dell'ingresso, dopo aver informato (a mezzo citofono, o anche a voce, dopo aver suonato il campanello) circa l'oggetto del recapito.

Anche lo scambio della documentazione delle merci consegnate (bolle, fatture, ecc.) deve avvenire tramite l'utilizzo di guanti monouso (qualora non disponibili, lavare le mani con detergente o per mezzo di una soluzione idroalcolica). In caso sia necessaria la firma di avvenuta consegna (ad esempio: raccomandate, pacchi ecc.), questa potrà essere apposta da un incaricato che, sempre osservando la distanza interpersonale minima di 1 metro, si recherà all'esterno.

Buone pratiche - Parrucchieri, estetiste, centri benessere. Ecco le regole da seguire:

Modalità di accoglienza del cliente/sala di attesa:

  • Programmare appuntamenti per un cliente alla volta (oppure uno per operatore) calcolando bene i tempi tecnici, in modo da non creare attese, anche per avere il tempo sufficiente al ripristino e alla pulizia delle postazioni di lavoro
  • Predisporre all'ingresso dispenser di soluzioni o salviette igienizzanti per le mani
  • Mettere a disposizione del cliente mascherine, guanti ed eventuali sacchetti igienici per riporre i propri accessori e indumenti (o in alternativa, una superficie lavabile in cabina e che successivamente deve essere igienizzata)
  • Far gestire la cassa e le operazioni contabili da personale munito dei DPI
  • Disinfettare la tastiera e gli apparecchi POS e le carte di pagamento ad ogni utilizzo
  • Disinfettare ogni maniglia e le sedute e ogni superficie della sala d'aspetto con cui il cliente è venuto in contatto
  • Fare in modo che i clienti durante la loro permanenza non tocchino nulla, incluse maniglie di porte, superfici, oggetti ecc.

Rimuovere dalla sala d'attesa tavolini, cuscini, riviste, sedie inutili (se non è possibile rimuoverle e apporre del nastro e lasciarne libere solo), album da disegno e giochi per bimbi, ogni altro oggetto che possa essere causa di promiscuità che non sia sanificabile.

Modalità di svolgimento dell'attività e utilizzo dei DPI:

  • Lavare frequentemente e in modo accurato le mani con acqua e sapone (se non sono disponibili, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani con una concentrazione di alcool di almeno il 60%) dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente infetti e tra un cliente e l'altro
  • Utilizzare preferibilmente materiali e accessori monouso
  • Utilizzare possibilmente (in linea con quanto disposto nel protocollo del 14 marzo) guanti in nitrile e mascherine chirurgiche
  • Qualora la tipologia di trattamento non consenta al cliente di indossare la mascherina chirurgica e la distanza tra operatore e cliente è necessariamente ravvicinata utilizzare la mascherina FFP2 senza filtro
  • Utilizzare postazioni alterne per mantenere la distanza di sicurezza tra i clienti

Pulizia degli ambienti:

  • Prima di utilizzare i prodotti per la pulizia leggere attentamente le istruzioni e rispettare i dosaggi d'uso raccomandati sulle confezioni (si vedano simboli di pericolo sulle etichette)
  • Non miscelare i prodotti di pulizia, in particolare quelli contenenti candeggina o ammoniaca con altri prodotti
  • Pulire le postazioni di lavoro dopo ogni servizio utilizzando prodotti disinfettanti
  • Pulire giornalmente i locali comuni come spogliatoi e servizi igienici, utilizzando acqua e sapone e/o alcol etilico 75% e/o prodotti a base di cloro al 1% (candeggina)
  • Pulire giornalmente le superfici comuni, ossia utilizzate da più persone (comprese tastiere, maniglie e corrimani), utilizzando acqua e sapone e/o alcol etilico 75% e/o prodotti a base di cloro al 1% (candeggina)
  • Garantire un buon ricambio d'aria in tutti gli ambienti
  • Manutenere adeguatamente gli eventuali impianti di aerazione/ventilazione e umidità
  • Posizionare nel locale raccoglitori chiusi per i rifiuti

Pulizia degli strumenti, degli indumenti e della biancheria da lavoro:

  • Pulire gli accessori e le apparecchiature da lavoro dopo ogni servizio utilizzando acqua e sapone e/o alcol etilico 75% e/o prodotti a base di cloro al 1% (candeggina)
  • Indossare una divisa da lavoro e igienizzarla adeguatamente a fine giornata.
  • Provvedere, a fine trattamento, a rimuovere, con i guanti, pellicole, carta e quant'altro sia stato utilizzato per il trattamento, disinfettare le superfici delle apparecchiature e degli strumenti, il lettino, gli sgabelli ed ogni superficie dei piani di lavoro; sanificare gli occhiali e/o le visiere; smaltire adeguatamente il materiale monouso; aerare la cabina il più possibile in modo naturale aprendo le finestre, oppure meccanicamente, prima di far entrare il cliente successivo

Gestione dei collaboratori/dipendenti:

Oltre al rispetto delle disposizioni generali si consiglia di valutare la possibilità di suddividere i ruoli dei collaboratori, ad esempio: alternarsi tra chi svolge il servizio al cliente e chi svolge funzioni di reception e cassa.

Approfondimento su Sanificazione/Disinfezione

Il termine "Sanificazione" in senso generico è sinonimo di "Disinfezione", e consiste in tutte quelle operazioni che
consentono di eliminare ogni germe patogeno presente, sia con acqua in ebollizione, vapore, aria calda ad elevate temperature, calore secco e radiazioni, sia con disinfettanti a base di sostanze chimiche che attaccano gli agenti patogeni e riescono a distruggerli.

La sanificazione in senso generico, può anche essere riferita all'aria e all'acqua. Quando si parla di sanificazione si fa solitamente riferimento ad una sanificazione totale, che comporta quindi la completa eliminazione degli agenti
patogeni dalle superfici e dall'aria, considerando tutta una serie di fattori eterogenei che vanno dalla circolazione
dell'aria alla temperatura, dall'umidità.

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27/04/2020 - DPCM del 26 Aprile 2020

DPCM del 26 Aprile 2020 - Parte la fase 2 dell'emergenza Covid-19

E' disponibile il DPCM che apre le porte alla fase 2 dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Sono 70 pagine, è completo del nuovo Protocollo d'intesa, mentre l'Allegato 3 contiene i CODICI ATECO autorizzati alla riapertura (poco prima della metà del pdf).

Per la settimana corrente non è previsto nessun nuovo elenco delle attività ammesse alla riapertura, se non quelle già previste nell'ultimo DPCM, tutto è rinviato al 4 Maggio, 18 Maggio e 1 Giugno (bar ristoranti e affini).

Si potrà effettuare l'asporto di alimenti con il divieto di assembramento fuori dei locali (delibera della Giunta regionale Marche).

E' stata raggiunta l'intesa (24 Aprile 2020), alla presenza della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, per l'aggiornamento dell'Accordo Sindacale per il rientro il 4 Maggio. Poche le differenze: implementate le misure per il rientro, chi vorrà potrà effettuare la verifica della temperatura corporea, avvisare preventivamente il personale che l'azienda può "lasciarli a casa" se sono stati a rischio contagio negli ultimi 14 giorni, dai dispositivi di protezione, DPI, alle sanificazioni, dallo smart working alle postazioni distanziate, se necessario dedicare un WC per figure esterne all'azienda, non fare usare quello del personale. Prevista anche la sospensione temporanea per le imprese che non si atterranno alle regole. La certificazione medica di "avvenuta negativizzazione" per il rientro dei lavoratori già risultati positivi al Covid-19; l'utilizzo delle mascherine chirurgiche per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni; la sanificazione straordinaria degli ambienti alla riapertura nelle situazioni più a rischio; la rimodulazione degli spazi di lavoro e delle postazioni, distanziate, oltre alla previsione di orari differenziati. In caso di lavoratori che manifestino i sintomi durante le ore lavorative si provvede al loro isolamento e comunicazione al medico aziendale e personale del lavoratore, e suo allontanamento.

Scarica il DPCM 26 Aprile 2020 completo di tutti gli allegati

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17/04/2020 - Procedure di sanificazione da Covid-19

Pronti, Ri-Partenza, Via!!!

In vista della (prossima) riapertura delle attività aziendali alleghiamo due documenti utili sulle procedure di sanificazione degli ambienti di lavoro e dei mezzi di trasporto aziendali. Le procedure sono da mettere in atto come prerequisito per poter riprendere l'attività produttiva aziendale.

Le procedure di pulizia e sanificazione degli ambienti di lavoro possono essere eseguite anche dal personale interno, purché adeguatamente istruito, formato e dotato di DPI specifici.

Per chi si avvale di ditte specializzate con i necessari requisiti tecnico professionali, per avere diritto al credito d'imposta, nella fattura della prestazione dovrà essere specificata la dicitura "in virtù del Decreto Cura Italia, pubblicato nella G.U. n. 70 del 17 marzo 2020, disciplinato dall'art.64".

Il credito d'imposta per sanificare gli ambienti e gli strumenti di lavoro (DPI compresi) verrà riconosciuto nella dichiarazione dei redditi 2021, per un importo pari al 50% delle spese sostenute, fino ad un massimo di 20.000 euro agli esercenti attività d'impresa, arte o professione.

Procedura applicativa per pulizie e sanificazione degli ambienti di lavoro da Covid-19

Protocollo di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19 nel settore del trasporto e della logistica

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20/01/2020 - Adempimenti privacy GDPR

La nuova privacy europea, la direttiva 679/2016 (GDPR), non sostituisce la precedente (196/2003) ma la integra e focalizza l'attenzione sia sugli aspetti informatici che burocratici.

Dal punto di vista della documentazione cartacea e della gestione burocratica amministrativa occorrono:

  • Nuovo manuale della gestione della privacy (GDPR, ovvero regolamento di protezione dei dati sulla privacy) che integra o sostituisce il DPS
  • Nomina, se necessario, di un responsabile della protezione dei dati (DPO, ovvero colui che Organizza la Protezione dei Dati della Privacy) che può essere anche il titolare
  • Individuazione delle figure che avranno accesso e gestione delle banche dati (dipendenti, soci, fornitori ecc.) e conferirgli incarico formale (responsabile del trattamento dei dati)
  • Predisposizione delle lettere di incarico per il trattamento dei dati (clienti, fornitori, dipendenti, collaboratori ecc., con possibilità dell'oblio), allegata all'informativa sulla privacy
  • Predisporre un inventario delle banche dati (cartacee o informatizzate)
  • Predisporre un'analisi formale dei rischi ai quali vengono sottoposti le banche dati (fisici, es. furto, o informatici, es. hackeraggi) e le misure di tutela
  • Indicazioni dei processi di ripristino a seguito di una violazione della privacy e una eventuale classificazione codificata delle banche dati stesse
  • Predisposizione di un codice etico e di condotta indicato dalla Normativa stessa

Dal punto di vista della gestione informatizzata occorrono:

  • Tecnicamente dalla semplice analisi della struttura informatica (reti, internet, sito, server o cloud) con la razionalizzazione della gestione dei backup e password
  • Configurazione del router esistente per i più piccoli, alla cifratura dei dati pseudomizzazione (trasformazione in codici),
  • Invio dei dati in forma protetta al posto delle mail, fino ad arrivare, per le aziende più strutturate, al VA (Vulnerability Assestment) sia sulle infrastrutture informatiche che sui siti web (i più esposti e a rischio insieme alle mail)
  • PT (penetration test) per valutare il livello di protezione e la reazione ad eventuali attacchi esterni

CE.S.AM. srl fornisce i servizi separatamente, cioè la parte formale, cartacea e burocratica (il manuale per intenderci) è a nostra cura e il costo è di 400,00 €+IVA fino a 5 addetti e 5 postazioni di lavoro e per unità produttiva (sul di più, aggiungere 100,00 € a postazione).

La parte informatica può essere affidata in convenzione a un esperto professionista in materia con il quale verrà garantito un rapporto diretto.

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21/12/2019 - Il datore di lavoro deve verificare adeguatezza e completezza del DVR

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pronunciandosi sul caso ThyssenKrupp (Cassazione Penale, Sez.Un., 18 settembre 2014 n.38343), hanno chiarito che il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, quale "peculiare figura istituzionale del sistema prevenzionistico […], insieme al medico competente, svolge un importante ruolo di collaborazione con il datore di lavoro". 

In particolare, l'RSPP "svolge una delicata funzione di supporto informativo, valutativo e programmatico ma è priva di autonomia decisionale: essa, tuttavia coopera in un contesto che vede coinvolti diversi soggetti, con distinti ruoli e competenze. In breve, un lavoro in équipe".

In tal senso, il ruolo svolto dai componenti del SPP "è parte inscindibile di una procedura complessa che sfocia nelle scelte operative sulla sicurezza compiute dal datore di lavoro. La loro attività può ben rilevare ai fini della spiegazione causale dell’evento illecito. Si pensi al caso del SPP che manchi di informare il datore di lavoro di un rischio la cui conoscenza derivi da competenze specialistiche".

Diversamente, si "rischierebbe di far gravare sul datore di lavoro una responsabilità che esula dalla sfera della sua competenza tecnico-scientifica".

Così premessa e definita l'area di competenza dell'RSPP in relazione a quello che la giurisprudenza identifica ripetutamente come il perimetro delle "competenze specialistiche" attribuite dalla legge a tale soggetto, la Suprema Corte (Cassazione Penale, Sez.IV, 23 gennaio 2017 n.3313) non manca dall'altra parte di sottolineare che, come noto, il datore di lavoro, avvalendosi della consulenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ha l'obbligo giuridico di analizzare e individuare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all'interno dell'azienda e, all'esito, deve redigere e sottoporre periodicamente ad aggiornamento il documento di valutazione dei rischi previsto dall'art.28 del D.Lgs.n.81 del 2008, all'interno del quale è tenuto a indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori".

Una sentenza dell'anno scorso (Cassazione Penale, Sez.IV, 20 luglio 2018 n.34311) poi, ricorda che "il contenuto di tale documento è chiaramente definito dall'art.2 lett.q del citato D.Lgs., laddove parla di valutazione globale di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestando la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza".

E aggiunge un elemento essenziale ai fini della concreta ricostruzione delle prerogative del datore di lavoro e dell'RSPP in relazione al DVR.

La Cassazione precisa infatti in tale pronuncia che, se da un lato"per la redazione di tale documento, fondamentale per lo svolgimento in sicurezza della vita lavorativa all'interno di ogni azienda, il datore di lavoro può avvalersi della collaborazione di un professionista, prevedendo la legge la consulenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione", tuttavia l'ausilio che tale soggetto presta per la "redazione di suddetto documento non esonera il datore di lavoro dall'obbligo di verificarne l'adeguatezza e l'efficacia, di informare i lavoratori dei rischi connessi alle lavorazioni in esecuzione e di fornire loro una formazione sufficiente ed adeguata (Sez.4, n.27295 del 2/11/2016, Rv.270355), con particolare riferimento al proprio posto di lavoro ed alle proprie mansioni (Sez.4, n.22147 del 11/2/2016, Rv.266859)".

Nel caso di specie trattato dalla pronuncia, in cui erano presenti "carenze evidenti del DVR", la Corte sottolinea che dato il "carattere non delebile dell'obbligo di valutazione dei rischi inerenti l'attività aziendale gravante sul D.L. [datore di lavoro, n.d.r.], i giudici di appello hanno ritenuto, con motivazione corretta in diritto ed immune da censure, che la collaborazione prestata dal responsabile del servizio di protezione e prevenzione nello svolgimento di tale attività e nell'individuazione delle misure atte a fronteggiare i rischi presenti in azienda, non esimeva il datore di lavoro dal sottoporre il documento redatto dal professionista ad una approfondita analisi critica e verificacirca la concreta individuazione e indicazione della evidenziata situazione di palese rischio e delle misure precauzionali atte a fronteggiarlo. […]

Di qui la colposa condotta omissiva del datore di lavoro, il quale, a fronte di un DVR così inidoneo a consentire in sicurezza il lavoro cui era addetto il lavoratore, non ha svolto alcun doveroso controllo sul contenuto del documento, imponendone al professionista incaricato le necessarie integrazioni".

In particolare, per quanto riguarda il "dedotto principio dell’affidamento, quale esonero da responsabilità, la ricorrente dimentica che il datore di lavoro è l'unico destinatario degli obblighi prevenzionali e, quand'anche abbia delegato [commissionato, n.d.r.] ad altri la stesura del documento di valutazione dei rischi, non di meno è tenuto, nel momento della sua attuazione, a verificarne la completezza e l'efficacia, adempimento che la [datrice di lavoro, n.d.r.] non ha svolto, attesa l'evidente inadeguatezza del documento, come prima evidenziato".

Tale pronuncia aveva affermato il principio secondo cui, nel caso specifico, "il Datore di lavoro avrebbe dovuto controllare la relazione predisposta dall'ing. Pa. [RSPP] onde poter segnalare al detto professionista quelle attività del ciclo produttivo eventualmente ignorate".

Ricostruiamo molto sinteticamente la vicenda di cui si è occupata la Cassazione.

Con questa sentenza, la Corte aveva confermato la responsabilità di un datore di lavoro (ed escluso quella del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) per un infortunio occorso ad un lavoratore il quale, durante il turno di lavoro notturno (22,00-6,00), mentre era intento alle operazioni di pulizia all'interno di un silo contenente grano in fase di svuotamento era venutosi a trovarsi disteso sulla superficie granaria sulla quale si muoveva, e, non percependo il progressivo assorbimento del suo corpo all'interno della massa di grano, era rimasto poi completamento coperto dal grano decedendo per asfissia.

La Cassazione aveva precisato che "quanto alla posizione di garanzia del [datore di lavoro, n.d.r.] va innanzi tutto sottolineato che, per come accertato in sede di merito, l’ing. Pa. [RSPP, n.d.r.] era stato incaricato dell'individuazione dei fattori di rischio e dell'elaborazione delle misure di prevenzione e delle procedure di sicurezza.

Il detto professionista aveva predisposto una relazione nella quale però non era stata esaminata la specificità della mansione svolta dagli operai all'interno dei silos e pertanto aveva omesso ogni valutazione dei rischi collegabili alla stessa.

A fronte della contestazione di tale omissione, "l'[RSPP] aveva dichiarato di non essere a conoscenza di tale lavorazione: dunque, in assenza di informazioni rilevanti che avrebbero dovuto essere fornite da persone informate, "in primis" il datore di lavoro, non aveva mai fatto riferimento, nella sua relazione, all'operazione di pulizia delle celle granarie".

Pertanto "l'omessa previsione, da parte dell'RSPP dei rischi correlati alle operazioni di pulizia all'interno delle celle granarie, è pienamente riconducibile al [datore di lavoro, n.d.r.] il quale era perfettamente a conoscenza delle caratteristiche del luogo, del tempo e delle più rilevanti circostanze concernenti lo svolgimento del lavoro di pulizia all'interno dei silos, così come puntualmente e dettagliatamente posto in evidenza dai giudici di seconda istanza".

La Cassazione aveva concluso dunque che nel caso di specie "il Datore di lavoro avrebbe dovuto controllare la relazione predisposta dall'[RSPP] onde poter segnalare al detto professionista quelle attività del ciclo produttivo eventualmente ignorate (come poi in concreto si è verificato) nella valutazione dell'attività aziendale ai fini della pianificazione dei rischi".

Pertanto "l'omissione di tale controllo vale a concretizzare un evidente profilo di colpa".

Concludiamo questa breve rassegna (condotta come sempre senza pretese di esaustività) illustrando sinteticamente una più recente sentenza (Cassazione Penale, Sez.IV, 12 giugno 2017 n.29062) con cui la Suprema Corte ha confermato la responsabilità di un datore di lavoro per il reato di lesioni personali colpose "ai danni del lavoratore, dipendente della detta società con qualifica di operaio addetto ai servizi generali di stabilimento, e della contravvenzione di cui all'art.28, comma 2, lett.b), D.Lgs.n.81 del 2008 per aver adottato un documento di valutazione dei rischi carente in punto di individuazione delle misure di prevenzione e protezione correlate con le operazioni svolte con il carrello elevatore nel reparto oli".

In particolare il lavoratore "doveva movimentare una cisterna utilizzata per trasportare l'olio esausto proveniente dal reparto di lavorazione e destinato al reparto trattamento oli" "aveva quindi prelevato la cisterna, del peso di circa 900/1000 kg., mediante il carrello elevatore, utilizzando le forche del mezzo e bloccandole all'altezza di circa un metro da terra per consentire il travaso dalla cisterna all'altro serbatoio; per eseguire tale operazione si era quindi posizionato davanti alla cisterna e mentre si accingeva ad avvitare il tubo corrugato al rubinetto, la cisterna era caduta improvvisamente e lo aveva travolto procurandogli fratture alla gamba sinistra".

Era stato "documentalmente provato che l'operazione che stava eseguendo il LAVORATORE non era stata presa in considerazione al fine di valutare il rischio specifico".

La sentenza specifica altresì che tale "rischio specifico e la previsione degli accorgimenti tecnici idonei a neutralizzarlo non erano stati considerati nel DVR, predisposto da un'azienda specializzata del settore, e ciò perché nei dieci anni precedenti non si era mai verificato alcun inconveniente o sinistro collegato a tale operazione di travaso".

Peraltro "nella evidente consapevolezza della carenza del DVR, il datore di lavoro aveva organizzato un corso di formazione "fast training", cui il LAVORATORE aveva partecipato, risultato però in concreto inadeguato".

Rispetto al tema che ci occupa, la Cassazione conferma l'impostazione della Corte d'Appello, la quale "reputava sussistente il profilo psicologico della condotta, non potendo l'imputato essere scagionato né per le sue specifiche qualità e cariche sociali, né per il passivo affidamento al DVR elaborato da un'impresa terza, la quale aveva comunque evidenziato come "remoto" il rischio oggettivo di investimento per scivolamento della cisterna dai supporti del carrello elevatore ed aveva predisposto misure preventive palesemente inadeguate".

Per info: contattaci tramite form via web